Chirurgia del Corpo

Trattamento capezzolo introflesso caserta

Capezzolo introflesso

  • Capezzolo Introflesso

Cosa vuol dire capezzolo introflesso?

Il capezzolo introflesso è un’anomalia dei dotti galattofori che, non essendosi sviluppati, "risucchiano" il capezzolo verso l'interno lasciando piatta quella zona dove naturalmente si crea una sporgenza esterna verso l'areola e può interessare uno o entrambi i seni.

Non bisogna confondersi, però, con il capezzolo piatto, definito tale quando, seppur stimolato, non sporge verso l'esterno ma non risulta neanche rientrato verso l'interno.

L'introflessione può essere:

Di forma lieve: i capezzoli rispondono positivamente alla stimolazione manuale o con l'uso del freddo.

Di forma grave: l'introflessione è permanente anche dopo vari tipi di stimolazione.

 

Quali sono le cause?

Normalmente il capezzolo introflesso ha cause di natura genetica, ma potrebbe essere anche indotto mediante traumi subiti o interventi chirurgici. Tra le altre cause vi sono:

  • Processi infiammatori
  • Malattia di Paget al capezzolo
  • Mastite
  • Cancro al seno
  • Dilatazione del dotto galattoforo (Ectasia duttale)
  • Sindrome di Turner

Trattamenti

Se il capezzolo rientrato non dipende da una condizione medica generalmente non necessita di cure specifiche eccetto la stimolazione. Tuttavia, trattandosi di un inestetismo, può creare dei disagi risolvibili con procedure più o meno invasive come:

  • Dispositivi correttivi: sono delle piccole ventose che creano un vuoto di pressione verso che spinge il capezzolo verso l'esterno. Bisogna applicarsi per diverse ore al giorno e per un minimo di 3 mesi, ma non sono esenti da controindicazioni: sono scomodi da indossare sotto i vestiti e col tempo possono creare irritazione.
  • Piercig: è una tecnica utilizzabile quando il capezzolo è in grado di rimanere estroflesso temporaneamente, e l'inserimento del gioiello può contribuire ad allentare la pressione presente nel tessuto sottostante.
  • Mastoplastica correttiva: è un tipo di intervento chirurgico eseguibile in ambulatorio. Si pratica una piccola incisione periareolare, cioè sul perimetro dell'areola, si individuano i dotti galattofori e si rimuovono quelle aderenze che impediscono al capezzolo di sporgersi verso l'esterno. Il risultato è definitivo, solo in casi più complicati sarà necessario un secondo intervento, questo seguirà le incisioni praticate precedentemente in modo da non crearne di nuove. Il post-operatorio prevede almeno 15-20 giorni di riposo in cui vengono evitati sforzi eccessivi.

Capezzolo introflesso e allattamento

Uno dei disturbi associati che desta maggiore preoccupazione è quello relativo all'allattamento. Nella maggior parte dei casi non rappresenta un problema e non per forza bisogna ricorrere alla chirurgia estetica, è possibile comunque allattare perchè il bambino non si attacca solo al capezzolo ma all'intera areola.

Potrebbero sorgere dei problemi durante i primi giorni, quando la bocca del neonato non ha raggiunto ancora dimensioni tali da permettergli di attaccarsi alla parte più ampia del seno. Esistono però degli accessori che facilitano l'allattamento come:

  • I modellatori di capezzoli: sono dei dischetti morbidi in silicone che creano una leggera pressione in grado di favorire la protrusione. Sono indossabili a partire dalle 32esima settimana, iniziando prima per un'ora al giorno fino ad arrivare a un massimo di 8 ore.
  • I paracapezzoli: è un pezzo di silicone che emula la forma del capezzolo cosicchè il neonato sia facilitato nella suzione, si tratta però di una soluzione a breve termine.

Entrambi, però, hanno effetti temporanei, non rappresentano tangibile risoluzione a lungo termine.

Specialista in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica

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